ISOLE

Mi ricordo

E poi una volta ho fatto come Joe Brainard e poi Georges Perec e ancora tanti altri che si sono presi la briga di ricordarsi e annotare tutte quelle cose che per loro sono qualcosa che vale la pena di dire di ricordare.

Una dietro l’altra, ne ho raccolte più di un centinaio negli ultimi mesi. E anche non proprio ultimi veramente, perchè ho scritto il primo Mi ricordo nel gennaio del 2014 e non ho più smesso, che di cose che vengono in mente a sproposito ce ne sono sempre. Magari ci creo una sezione apposta, per tutti questi Mi ricordo che per ora se ne stanno su agende, scontrini e bustine vuote di zucchero.
E niente, intanto ne metto alcuni qui.

*

Mi ricordo le volte che mia nonna mi vestiva sempre di giallo per non perdermi al mercato di Tashkent, in Uzbekistan. Avevo cinque anni.

Mi ricordo al Central Park a mangiare ravioli su un prato e Henry che si gira verso di me improvvisamente e dice Non ti muovere che quello dietro di noi ti sta disegnando.

Mi ricordo i grembiuli neri delle elementari abbottonati al primo bottone, attorno al collo, e usati come ali di pippistrello a ricreazione.

Mi ricordo la prima volta che ho visto l’oceano e mi sembrava in salita nonostante io fossi sulle dune.

Mi ricordo l’estate del ’95 e mia mamma mentre mi saluta e dice che torna e poi non torna per mesi. Poi però la rivedo in cucina, non fa più caldo fuori e lei è più bionda, più bella e io sono cresciuta di qualche centimetro.

Mi ricordo il secondo telefono cellulare, che non faceva le foto ma era bianco e rosa e i tasti erano bellissimi da farci passare sopra i polpastrelli, era meglio che poter fare le foto, pensavo.

Mi ricordo quella volta che la professoressa di italiano mi disse che a volte leggere tra le righe è più semplice se si scrive su un foglio a quadretti.

Mi ricordo il televideo, quello con tre numeri che poi bisognava aspettare.

Mi ricordo La7 sul canale otto, Italia 1 sul canale sette e Telefriuli sul sei.

Mi ricordo ogni singolo cliente degli ultimi cinque anni che mi ha chiesto di pagare con la carta, per un acquisto inferiore ai cinque euro.

Mi ricordo Maura Aimo.

Mi ricordo una piscina piena di moschini, un lampadario enorme fatto di carta in una casa in legno sul lungomare di West Hampton. E un piatto di pomodorini, mangiati sul bordo della piscina.

Mi ricordo il bagno fuori casa ad Almata e la vasca da bagno nella sauna, sempre in quel bagno. Faceva freddo ogni notte a Luglio, i calzini non si asciugavano mai.

Mi ricordo la leggerezza degli alberi tagliati e trasportati in un boschetto del centro Friuli.

Mi ricordo un armadio bianco pieno di mutande e asciugamani mai usati.

Mi ricordo quando Andreas mi metteva in cima all’armadio bianco e diceva che aspettava che mi mettessi a piangere per farmi scendere, ma non piangevo mai e allora si stufava e se ne andava fuori e io aspettavo che mamma tornasse a casa per poi mettere una sedia accanto all’armadio e tirarmi giù da lì, in lacrime.

Mi ricordo il primo cuore in gola, alla corsa campestre della terza elementare.

*

immagine: * click

6 pensieri su “Mi ricordo”

  1. Ti ho scoperto oggi, Simona.
    E sei un’ anima affine,
    lo so e non ti mollerò per un po’.
    Sono cinque ore che sono incollata al tuo materiale in rete,
    io sono un’ anima affine alla tua,
    ogni volta che sorrido per qualcosa di dolcemente naturale,
    ti sono affine nei ricordi lievemente malinconici,
    ti sono affine perché la malinconia ha lasciato il posto alla vita.
    ti sono affine perché ho voglia di volare, ma mi sono impegnata prima nell’ imparare a camminare.
    “le vent se lève…”, mia anima affine, “il faut tenter de vivre” per entrambe, sempre!

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    1. Ciao E. o I., a seconda della pronuncia, come più preferisci.
      Ma lo sai che a volare si perde un po’ d’occhio ciò che sta in terra, tra l’erba, gli alberi e le foglie? Lo dico, te lo scrivo, ma in realtà la penso come te, Eirene, dalla E che suona I.

      S.

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    1. Ciao E. o I., a seconda della pronuncia, come più preferisci.
      Ti avevo risposto una cosa tipo che a volare si perde un po’ d’occhio ciò che sta in terra, tra l’erba, gli alberi e le foglie eccetera. Poi avevo cancellato, che a esprimere i pareri con le dita poi si finisce a dire altro che proprio non è quello che si pensava.
      In realtà la penso come te, Eirene, dalla E che suona I.

      Curry
      S.

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      1. … e m’ avresti trovata nuovamente d’ accordo 😀
        Circa il nome: La “E” all’ anagrafe non c’ è, ma io nel nickname l’ ho messa lo stesso, perchè tengo un sacco al significato del mio nome… “nomen omen”!

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