Io un po’ le credo

A me non dispiace questa cosa che tutti gli articoli dell’ANSA sulla sindaca di Roma siano dei video. È un po’ come aprire una serie TV, una cosa a puntate dove la sindaca compare clemente e sorridente, anche con la mascherina addosso si vede che sorride, lo fa con le braccia. Ogni tanto distoglie lo sguardo dalla telecamera gesticolando, qualcosa non mi convince nei suoi piccoli gesti sociali, nei suo piccoli cambiamenti, piccoli ciondolini che porta al collo, ma io un po’ le credo. In mezzo ai palazzi condominiali con gli anziani attorno, durante l’inaugurazione della ciclabile di Ostia, al Campidoglio o su quella banchina del Tevere che è diventata come una fettina del Senna di Parigi, con l’erbetta fresca, gli irrigatori, qualche sdraio. Le credo come credo ad una collega e con questa collega, per fare un paragone di come vedo io la sindaca di Roma, lavoriamo in un posto, che so una pizzeria al taglio, e a me non piace molto come lavoro, l’ho fatto per l’affitto, per gli studi, mentre lei stravede per gli impasti, i tovagliolini e il registratore di cassa. Sembra quasi che farebbe quello per il resto della vita, anche se la pizzeria non è la sua. Sta lì da più tempo di me, ma due volte su tre nemmeno mi rivolge parola, a me che devo solo tagliare la pizza o al massimo chiedere quale pizza tagliare.

Allora io le credo, faccio quello che dice pure, anche se quando mi parla si rivolge alla pizza. Mi sta simpatica solo per quello, la mia collega, per il fatto che fa il suo, anche se per la maggior parte del tempo sono sola, io e la pizza

La cosa dei siti

Una volta avevo un altro posto dove pubblicavo post: era un dominio che mi aveva creato e regalato un mio amico programmatore prima della mia partenza per gli Stati Uniti, nel 2013. Me lo amministrava pure, così se per caso avevo troppi commenti spam, lui ci metteva un attimo dall’Italia a fare piazza pulita. Erano tempi in cui sapevo a malapena come centrare un’immagine al centro dell’articolo. Su vecchiosito.it ci scrivevo le mie giornate, degli americani e di cosa mangiavano o di cosa mangiavo io, delle ruote enormi dei SUV sulle autostrade. Quando poi sono tornata in Italia ho continuato a scrivere, ma mi sono accorta di essere diventata una persona permalosa e visto che nelle bozze salvavo spesso cose che poi alla fine non pubblicavo, e il mio amico programmatore aveva inziato, pure lui, a lasciare delle note, anche simpatiche, nelle mie bozze, io mi sono un po’ sentita come se mi guardassero nelle mutande e ho deciso di non rinnovare più vecchiosito.it.
Insomma, tre anni fa, il giorno dopo il giorno in cui mi è scaduto il rinnovo del dominio e io ho deciso di non rinnovarlo, ma aprire questo qui, mi è arrivata una mail in cinese, non in spam, nella posta principale, che ho tradotto con i metodi che avevo e ho scoperto che vecchiositoscaduto.it l’aveva preso in mano una compagnia costosissima di fast-fashion all’ingrosso, o qualcosa del genere, ci vendono magliette, cappotti. Chissà perchè me lo hanno fatto sapere, mi sono chiesta. Poi mi è successo un anno dopo, uguale: mail in cinese, vecchiositoscaduto.it rilevato da una compagnia di stoviglie, cose di casa. Che bello, ho pensato, eravate tutti in coda quindi, aveva un bel traffico vecchiositoscaduto.it. Chissà che ci vendono ora lì, vado a vedere. Niente, in vendita.
Comunque quel paragone delle mutande è una cosa che in russo si dice spesso. L’ho tradotta, rende abbastanza bene in italiano mi sembra.

Poco sostanziosa la Rassegna Stampa oggi, parlano solo dei banchi singoli e la notizia più interessante per ora è uscita alle 15.07:

Rassegna Stampa della Notizia Popolare

Io oggi inizio questa cosa della Rassegna Stampa della Notizia Popolare, una rassegna stampa del feed di notizie che da qualche mese mi compaiono sotto l’ora e la data, ogni volta che sblocco lo schermo, un plugin dell’ANSA che si è autoinstallato sul mio telefono con l’ultimo aggiornamento, non so nemmeno chi gli ha dato il permesso, io no di certo. All’inizio non avevo capito perchè proprio le statistiche del COVID-19 e non il meteo, la programmazione della Rai, la pubblicità di Subito. Due morti, tremila casi, quattromila asintomatici, tre in terapia intensiva ma con fratture, seicentoquattro multati sabato scorso, alcuni per eccesso di velocità sul lungotevere. Ad ogni sblocco statistiche in tempo reale. Dopo un po’ ho smesso di guardare il telefono come prima cosa appena sveglia, in cucina ho un orologio bellissimo, guardo quello.

Poi un giorno ho capito che oltre al bollettino potevo vedere anche altre notizie lì, in sovrimpressione sotto l’ora: un po’ dell’ANSA, un po’ di Repubblica, ma solo le prime quattro righe, che poi devi pagare.

Allora ieri mi sono accorta che le pubblicazioni erano quasi tutte su questi banchi che non arrivano a scuola, o arrivano in ritardo, o arrivano doppi e non va bene. Oggi già qualcuno aveva coniato incognita banchi, un binomio di parole che se l’avessero scritto un anno fa, sei mesi fa anche, che è l’incognita banchi? Quattro blocchi ANSA così, a distanza di un’ora, e in mezzo un po’ di maltempo nel Brennero, Musk che vuole entrare nel cervello umano entro la fine dell’anno e i tamponi gratuiti a Parigi domani, con le mascherine biodegradabili in arrivo, non gratuite.

Niente Trump in prima linea comedurante la quarantena, peccato quasi, di solito sono sempre molto creativi i sottotitoli e spezzano un po’. Domani vediamo che succede.