[#ConsigliamiQualcosa] La gallina volante / Paola Mastrocola

Non sono l’unica ad averla chiamata Mastròccola e non Mastrocòla. Servono gli accenti a quelli sbadati come me, per esempio, quelli che vengono da una formazione mica tanto classica, mica tanto umanistica (e mica tanto formata, come formazione, a quanto pare).
Qualche giorno fa ho ripreso a camminare su due gambe, senza per forza fermarmi in preda agli attacchi di tosse, piegandomi in due o appoggiandomi a qualsiasi cosa mi si trovasse accanto. L’influenza a dicembre mi ha divorata e io ho divorato almeno dieci chili di agrumi nel giro di pochi giorni, quindi ora siamo pari, sto bene.
Mangio e sento i sapori, pensavo di aver perso altre diottrie per la febbre alta, qualcuno mi ha detto che a volte succede di avere la sensazione di sentirsi sciogliere gli occhi quando si sfiorano i 40 gradi per più giorni di seguito, invece ora tutto bene, davvero. Ho ripreso a leggere e disegnare non mi fa più lacrimare.

Dicevo, la Mastrocola. Con l’accendo sulla seconda o. Di lei oggi mi sono venuti in mente i libri che alle medie ci dicevano di leggere durante le vacanze estive. Tre estati di seguito. Non si sa che libri siano, non vi diamo nemmeno i titoli, però leggeteli.

Ricordo che negli elenchi dei libri fotocopiati e appesi all’armadio accanto la lavagna c’era sempre un Italo Calvino, Roald Dahl e questa Paola Mastrocola che puntualmente veniva sempre scartata da chiunque, perchè sconosciuta e pure introvabile. A dodici anni ci struggevamo sulle città invisibili non capendo di che città ci stesse parlando Italo, facevamo a botte per l’unica copia della fabbrica di cioccolato nella biblioteca di paese, ma della Mastrocola sapevamo soltanto che si chiamava Paola, che faceva l’insegnante in un’altra scuola e che era un’amica della professoressa di Italiano. Forse per questo andava letta, ci dicevamo. Forse era un favore che la nostra professoressa le stava facendo, pensavamo, spargendo i titoli dei suoi libri, tra l’altro introvabili alla biblioteca comunale, e qualcuno aveva perfino detto che la Mastrocola, nel suo universo scolastico parallelo, nella sua scuola cioè, aveva inserito nell’elenco dei libri consigliati per le vacanze i libri scritti dalla nostra professoressa italiano (libri segretissimi che ovviamente gli allievi della Mastrocola faticavano, come noi, a trovare. Anzi non li trovavano proprio visto che nemmeno esistevano).
Ma allora come si poteva fare? ci chiedevamo gli ultimi giorni di maggio. Compariva negli elenchi dei compiti delle vacanze, anche se senza alcun titolo di riferimento, soltanto “P. Mastrocola”, e noi rassegnati nella ricerca a vuoto, ad un certo punto dell’estate, ordinavamo la nostra copia di Calvino-versione-scolastica nella cartoleria in piazza e tornavamo a mangiare le mele acerbe nei campi. Barone rampante al primo anno, Visconte dimezzato al secondo, al terzo c’era addirittura la scelta: città invisibili vs i sentieri dei nidi di ragno. Ci bastava così, le vacanze sembravano comunque troppo brevi per metterci a fare gli investigatori letterari e Wikipedia non esisteva nei nostri microuniversi da microstudenti. Insomma, ci è toccato leggere tutto Calvino, sotto o sopra i meli, e poi farne pure il riassunto, estate dopo estate, zitto e mosca. 

Peccato che Paola Mastrocola non si sia mai trovata da nessuna parte. O almeno, una copia qualcuno deve anche averla acquistata in città, sempre al tempo delle medie, ma per qualche motivo nessuno ha mai portato La gallina volante o Palline di pane, in classe a fine vacanze. Solo sentieri, solo nidi, solo visconti. Potessi tornare indietro nel tempo ne comprerei una decina di copie e le lascerei nell’armadio, quello vicino la lavagna.

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Seduta nel bar-libreria sotto casa, qui a Roma, chiudo la mia copia della Gallina volante e la poso sul tavolino. Ci ho messo troppo tempo a leggerla, tra l’influenza di dicembre e il lavoro arretrato che mi sta occupando gran parte della giornata. La libraia mi porta un caffè e mi consiglia un giallo acchiappando un libro dallo scaffale. Lo so che mi ha vista arrivare all’ultima pagina e ha colto l’occasione per passarmi una nuova lettura. Libraia furba, forse non sono pronta, con tutto l’affetto. Comunque lo apro, primo paragrafo, ci sono troppe carotidi tagliate, troppi punti e troppi pochi a capo. Non so se sono pronta dopo la Mastrocola a sapere quanta potenza ci voglia per tagliare in due una trachea con un coltello da cucina, cara libraia. Però prometto che torno e lo prendo questo giallo, magari in primavera, tempo di riprendermi dalla nostalgia.  

La mia copia della Gallina volante ha gli angoli arrotondati, per quante volte l’ho infilata nella tasca del cappotto a dicembre. La storia è quella di Carla, un’insegnante piena di inventiva alle prese con la quotidianità scolastica: gli allievi, i genitori degli allievi, un’alleva più allieva (e quindi più speciale) degli altri, poi a seguire tutto il pacchetto della sua famiglia e le sue galline. Ventiquattro per la precisione. Galline che Carla cercherà di far volare almeno una volta ogni dieci pagine. Ti fa venire voglia di avere a che fare con le persone, Carla. Dico, Paola, la Mastrocola, con l’accento sulla seconda o. Perchè è evidente che la storia è una bellissima autobiografia immaginaria. E poi, dopo averci avuto a che fare ti fa pure venie voglia di non averci più a che fare, con le persone, magari facciamo che le ascolto un po’ e basta.

Non è il suo primo libro che leggo negli ultimi dieci anni. Paline di pane è stato il mio preferito e Una barca nel bosco mi è piaciuto così tanto che ricordo di averlo letto io stessa ai ragazzi, un capitolo al giorno, al Club di lettura del centro estivo. Tutti pubblicati con Guanda, tutti quasi introvabili subito nelle librerie, sì, anche tuttora nel 2019. Dovrei andare a dare una controllata al sito della Guanda, che forse sono fatti così loro, che non si fanno trovare. Magari gli piace lo spirito della reperibilità, quello di una volta, magari hanno perfino assunto qualcuno che fa solo questo: si rende reperibile e disponibile per mandare i propri libri solo a quelli che li richiedono.
Lo so che potenzialmente potrei ordinare quello che voglio su Amazon, è che tuttora preferisco comprare i libri nelle librerie di fiducia, è la mia personale raccolta differenziata consapevole, la chiamo così. Però non so, magari dovrei adattarmi, davvero, e smetterla con sta minestra fatta di malinconia e nostalgia sopracitata. 

Stavo per regalarla, la mia copia della gallina volante oggi. Mi succede spesso di regalare libri, sarà che ne sento il peso in casa, accumulati e stipati ovunque, anche in cucina. Tutti letti, tutti che fanno bella mostra delle loro costine colorate da qualsiasi ripiano. Mi innervosiscono, perchè so che la maggior parte di loro io nemmeno li riaprirò più. Ho provato a ribellarmi con gli ebook, zero spazio occupato, stesso risultato, però una tristezza quando vuoi tornare indietro a rileggere qualcosa a suon di clic clic sul kindle, o peggio ancora sulla tastiera del pc, clac clac. Non so, mi confonde avere gli aggetti e ahimè i libri sono oggetti, sono una responsabilità gli scatoloni durante i traslochi, una responsabilità faticosissima. Mi ribello e vado in biblioteca, mi dico, poi puntualmente « ti ho preso un libro, so che ti piacciono». Sì, molto, grazie. E passiamo la notte insieme, io e il libro. 
A volte ci penso e giungo alla conclusione che preferirei non avere niente di mio, niente cose, forse per questo me ne sto in affitto da anni.

Insomma, stavo per regalarla la Mastrocola, ma mi è venuta in mente questa storia dei tre anni di liste-libri-consigliati-per-le-vacanze e non ce l’ho fatta. Ho riportato a casa La gallina volante dopo un altro caffè preso con un’amica che non vedevo da almeno dieci anni. 
Vuole fare l’insegnante di italiano, mi racconta prendendo in mano il libro dalle pagine arrotondate.
«L’ho letto alle medie», mi dice «l’abbiamo letto tutti, no?».

Cose ferrose più o meno pericolose

Ho conosciuto una persona lavorando in libreria, un’autore locale.
Per fortuna non uno di quelli che portano venti copie del proprio libro e pretendono una propria copia per vetrina di cui una nel settore dei best seller-contemporanei e una sul bancone insieme a quelli che propongo a rotazione (fatto realmente accaduto anni fa ormai).

Amedeo ha attraversato l’Atlantico e ha trascritto parti del suo diario allegando il tutto a degli scatti proprio niente male. Poi è arrivato qui da me e ha proposto di lasciare in conto-deposito qualche copia -datagli dalla sua casa editrice (Edizioni Myra)- al 30% (per la libreria l’equivalente del ricavato del prezzo di copertina in caso di vendita), ma è sfortunatamente incappato nel mio capo che, da imprenditore qual è, ha cercato di strappargli una percentuale del 50% (wtf?) rigirandosi il suo volume lucido e fresco di stampa tra le mani. L’ho trovata una cosa maligna, sebbene il mio capo non sia una persona cattiva tutto sommato. Amedeo allora ha ripreso ciò che aveva portato e se ne è andato, non prima di avermi lasciato una copia da mettere in vetrina, come esperimento. Esperimento di che poi?, dico io, è un bel libro e punto, ma vabbè. I capi son capi per questo.
Dopo una settimana le richieste hanno sfiorato la decina e tutta contenta l’ho richiamato chiedendogli di richiamare Edizioni Myra per farmi mandare altre copie.

Devo dire che ora “Le rotte del ferro salato” sta proprio bene insieme alle guide archeologiche ed al romanzo di Federico Regini, “l’Isola“, un’altra chicca editoriale qui all’Elba.

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Inoltre oggi scopro pure che Amedeo abita proprio di fronte al mio palazzo. E il mio palazzo, giuro, si affaccia su mezzo paese, quindi è tutto un dire.
Insomma, Amedeo oltre ad essere un portatore di informazioni interessantissime dall’oceano, potrebbe anche avermi vista quel giorno mentre sbattendo fuori la tovaglia piena di briciole lasciai cascare giù per tre piani ben due coltelli, suscitando il terrore di coloro che stavano pranzando sulle terrazze dei condomini circostanti. Ricordo che se ne parlò pure in piazza, intendo, delle le briciole che avevano coperto come neve i cactus della signora al piano di sotto.