Settembre /// sette di trenta

Stanno iniziando a partire tutti, è tornato il caldo e le zanzare, ma la sera in libreria non entrano che poche persone. Mi domando se valga la pena di tenere aperto fino a fine Settembre qui. Le giornate ad ogni modo per me si sono allungate, finalmente dormo di meno ed evitando di restare a letto fino alle undici mi guadagno un sacco di ore in più per esplorare l’isola e dedicare del tempo a chi mi sta attorno.
Oggi per esempio mi hanno adottata, in campagna, per un pranzo. Eravamo una decina, più un bimbo di pochi mesi e due cani tutti neri. Fuori sembrava di stare nel giardino botanico padano (o almeno di quelli che ricordo io, nella periferia di Udine e Pordenone), dove le nonne coltivano uva meravigliosa senza potarla nemmeno con tanta cura e l’erba cresce un po’ come le pare ma è sempre morbida e del verde più intenso. In pomeriggi come questo, sdrai, violini e chitarre nel giardino e persone felici che mangiano tagliatelle fatte in casa al doppio ragù, io mi sento come se non sentissi più niente e fossi del colore giusto.

Stasera si gioca invece. Pigiama party, con la regola di indossare un qualcosa che non abbiamo mai indossato prima, anche una muta da sub rivoltata al rovescio o da Blu-Indaco. Voglio vedere che si inventano i miei vicini di casa. Io ho scelto di travestirmi da texture, ed ora che ci penso preferisco sentirmi texture che colore.

Settembre /// cinque di trenta

– Ma perchè quando sei in compagnia diventi tutto diverso, diamine, eh? 
– Diverso, io? 
– Sì, mi ignori, come se non ti servissi, anche se sono lì vicino a te. Ma ti pare il caso?
– Ma cosa?

Una piscina comunale d’inverno, il mare oggi. Limpido e poco affollato, tra una schiera di barche a vela ormeggiate alle boe solitarie.
Ieri sera sono rimasta da Z. per cena e film. Capita ogni tanto, così la mattina si va subito in spiaggia a due passi. Non che il posto dove sto io sia lontano dall’acqua. Anzi, saranno cinquanta metri dal portone del condominio. Ma il Lido è un’altra cosa, non è come la spiaggetta o gli scogli sotto la libreria. Una piscina, dicevo. Capita quando il vento soffia fuori e porta via meduse, pàtine sporche galleggianti e battiglie.
Al mattino ho raccolto un paio di fichi dall’albero nell’orto spaventando un turista che si stava sporgendo dalla stradina sterrata, oltre il recinto. Ha fatto un balzo quando mi ha vista, allontanandosi piano piano. Suvvia, è mattina, ho pensato. Accettatemi così come sono, arruffata e in pigiama.
Al mare poi ci siamo andati, la sabbia scottava e la doccia non era più a pagamento ma ad uso libero dei pochi turisti rimasti. Mi mancherà tutto ciò, ma vabbè, tanto l’estate finisce anche se non me ne vado via dall’isola. Sono rimasta seduta un po’ in disparte a pensare a questo menefreghismo che mi veniva così spontaneo, quando ho sentito una signora rivolgersi in tono lamentoso a suo marito. C’erano troppi punti di domanda nel loro botta-e-risposta, anzi nel loro domanda-e-domanda e pure un eccesso di ma non irrilevante. Quanta responsabilità ci vuole per rispondere? Forse un sacco, ed io che da un bel po’ sono in libreria, con varie bozze da correggere e qualche libro aperto sul bancone,  mi rendo conto che a me di ma e domande serie non arrivano da mesi.

Come carezze su ricrescita

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Non è che funziona tutti i giorni svegliarsi bene. Io ci provo, poi se succede che apro gli occhi qualche minuto prima che suoni la sveglia e, in cortile, sento urlare porcamadonna e budelloditumadrealternati a vocali OOOUU, EIII, non va mica bene.

Quando accade ciò mi alzo proprio di cattivo umore. Non che mi abbia mai dato alcun fastidio un coinquilino chiassoso. Anzi, di solito sono io quella che inizia a fare domande, come fosse un mondo nuovo quello delle croste sugli occhi mattutine. Anche i piatti sporchi nel lavandino sono spesso stati un punto di partenza per una conversazione pre-colazione. Non mi sono mai adirata contro nessuno che abbia vissuto con me nell’iniziare un dialogo già dalle prime ore del mattino. Ho sentito sbattere ripetutamente qualcosa contro la parete che confina con l’altra stanza, qualche alba fa. Mi sono chiesta perchè e rigirata un paio di volte nel letto, ma la cosa è finita lì.

Insomma, mi puoi anche fare domande, proposte, esporre frammenti dell’esame di economia aziendale – prima della colazione intendo, in quel momento delicato che è.
Ma al risveglio sentire cose tutte attaccate come vocali e parole senza spazi in mezzo mi fanno l’effetto di una carezza contropelo sulla ricrescita della ceretta.

 

 

Ancora gialli

Sono giornate gialle di sole, caldo e di classici Doyle, Simenon e di S. S. Van Dine da risistemare in bella vista –  che se non fosse per Diego che mi porta un bicchiere d’acqua di tanto in tanto dal bar, io non so se ce la farei a trascinarmi tra gli scaffali con dignità.
Ecco che oggi mi sono arrivati un po’ di libri negli scatoloni cartonati e profumati direttamente da Firenze. Li ho aperti subito gli scatoloni ed ho pensato, toh, altri gialli. Che poi siano gialli di colore e non di contenuto è un’altra storia.
Li ho accantonati accanto ai vari colonnelli e ispettori, per ora, visto che di spazio ne è rimasto poco in libreria. Stanno proprio bene, tutti i gialli vicini. Il che unisce il danno alla beffa.

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All’alba

La sveglia suona ma non la sento. Poi vibra il telefono, 4.45, chiamata in arrivo, scendo tra un quarto d’ora.
Mi sveglio del tutto senza grandi sforzi, infilo i jeans da distesa e mi alzo sorprendendomi del mio stesso equilibrio più calibrato di certe levatacce alle otto di mattina, dopo essere tornata a casa alle tre. Mah, strani bioritmi del corpo.

Fuori è ancora buio quando scendo con la borsa in spalla e una pesca troppo matura in mano, dannazione, si spappolerà in motorino.
Mi sta già aspettando. Indossa la tuta rossa, quella stagna, famosa per essere rimasta tale anche qualche settimana fa sotto il temporale, in motorino, verso la parte opposta dell’isola.
Nel parcheggio i resti del venerdì sera si fanno riconoscere. Urlano o biascicano parole, si insultano, qualcuno dorme nell’aiuola, altri cercano un bar aperto per un cappuccio e cornetto.
Ma a noi che ci importa, stiamo partendo per la Corsica, anche se una volta arrivati a Marciana Marina io mi fermerò lì, mentre Amedeo salperà sulla barchetta a vela lunga a melapena quattro volte me. Poi accadrà che lunedì tornerò a prenderlo e niente, il lavoro da skipper prevede anche accompagnatori morali a volte.
Io in Corsica non ci posso andare, la libreria mi tiene incollata alle acque toscane ancora per un po’, ma accompagnare qualcuno al punto più a nord dell’isola, prima che il sole sorga, chissà quando mi ricapita.

Mentre curviamo alternando banchi d’aria calda a quelli freddi raggiungiamo il cuore dell’isola, che esattamente non so come si chiama, ma ogni volta che passo su questa strada l’odore di rosmarino si fa più intenso e me lo sento che siamo nel baricentro di questo scoglio. Allora mi sento proprio coccolata da tutto quel verde, sapendo che dopo mi aspetta il blu.

Dialoghi freschi con clienti #1

Poco fa ha iniziato a piovere e le porte delle libreria si sono chiuse da sole per una ventata. Sono andata a riaprirle e alle mie spalle ho sentito un buonasera

– Due giorni fa vidi un libro, copertina scura con delle rose, non troppo grande. –

– Così è un po’ difficile, così a memoria potrebbe essere l’ultimo di Massimo Nava, oppure… –

– Ma non so, l’ho visto su uno scaffale insieme a delle novità, ora non ricordo il nome. –

Allora mi giro del tutto e le chiedo se l’avesse notato in vetrina o sull’espositore nelle new entry sul bancone.

– Senta, ero alla Feltrinelli, più di dirle che era classificato nei best seller non saprei proprio come aiutarla. –

 

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Ogni volta che

Ogni volta che
prendo in mano il libro di Hopkirk, per qualche motivo a me sconosciuto, la libreria si riempie di un pubblico dalle’età media non inferiore ai cinquantacinque-sessanta.

Ogni volta che
arriva il postino, mi vede alza una mano in aria e mi saluta con un sonorosissimo HEI, ma proprio con la i alla fine, non la y. Io ne sono certa, dice HEI non HEY. Da qualche giorno ho preso anch’io a salutare così e a quanto pare lo faccio davvero bene perché ora gli svedesi attaccano subito a chiedermi informazioni in svedese. Per un po’ ho fatto finta di nulla, poi oggi chiacchierando con un amico di Stoccolma ho scoperto che in Svezia usano la parola Hej per salutarsi. Con la j. Tutto subito si è fatto più chiaro, ma il dubbio sul perchè nel nostro alfabeto abbiamo tre lettere con un possibile stesso identico suono, rimane.

Ogni volta che
dico Domani mare, indosso il costume blu sotto la camicia e pantaloncini e dalla sera prima preparo la maschera, l’asciugamano e metto le chiavi di lavoro nella borsa da spiaggia, da portare direttamente in libreria, stai a vedere che piove. Ma mica sempre. Solo nei giorni in cui sono davvero intenzionata a farmi la mia oretta di nuotata.

 

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Dibattiti un po’ pelosi

Io ed E., che è un mio amico isolano, abbiamo preso a frequentare gli scogli accanto ad una delle spiaggette più popolose qui. Si chiama La Rossa e tutti la chiamano proprio così, quasi tutto attaccato: Larossa.
Insomma, io ed E. ci arrampichiamo sulle rocce verdi e nere, le superiamo, ci andiamo a nascondere negli anfratti e facciamo i tuffi da lì nell’acqua così limpida che se uno di noi si metteva a galleggiare, l’altro ogni volta esclamava Si vede la tua ombra!
Oggi ci siamo tornati, c’erano le meduse ma siamo riusciti ugualmente a fare una toccata e fuga con i piedi sul fondo roccioso.
Poi E. si è messo a parlare di pesci (visto che con me è argomento ricorrente) passando da scorfani a balene in zero due, transitando per le metamorfosi e le evoluzioni dei primi a tutto ciò che ha a che vedere con la mammiferosità dei secondi.
Ecco – lui dice che i delfini, per esempio, erano in origine dei cani (e prima ancora dei pesci, ovviamente). Poi è accaduto che sulla terra mica ci stavano tanto bene, allora hanno deciso di tornare in acqua. Non nego la mia sorpresa non solo per la notizia in se, ma per l’istantaneità con la quale lui si accingeva a farmi capire questo dato di fatto. I delfini erano cani, evoluti in tali in chissà quanti milioni di anni, diceva E. .

Questa sera invece un bimbo di nove anni, sorseggiando il suo succhino alla frutta, mi ha detto che questa teoria è stata smentita e sembra che invece gli amici cetacei discendano dagli Artiodattili di cui farebbero parte anche gli Ippopotamidi.
E. , non mi freghi, potevi dirlo che Ar-tio-datt-ti-li era difficile da pronunciare rispetto a Canidi.

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Dipendenze

Porto rispetto per le giornate di pioggia come queste, di oggi.
Un po’ perché sanno continuare ciò che hanno iniziato (ovvero questo gran bel marasma di turisti che si stipano in libreria a leggere) ed un po’ per un puro piacere personale nel vedere il mare davanti a me color del cielo.

Poi dipende, anche le giornate di sole non è che mi urtano, anzi. Soltanto che oggi è perfetto così.

Umide varietà

Non era granchè il tempo questa mattina, dicevano in giro. A me la pioggia è piaciuta invece. Aspettare a Capoliveri, sotto il tettuccio di una fermata del bus, che smettesse di scrosciare come se non ci fosse un domani. In due, arrivati in scooter a metà strada -prima di raggiungere la spiaggia siamo stati sorpresi dal temporale. Dopo quaranta minuti eravamo ancora lì, nella stessa piazzetta, ma sotto un portico per” evitare di bagnarci i piedi nelle infradito”. Alla fine il sole è uscito e siamo riusciti ad arrivare al mare, stendere ad asciugare le magliette e fare pure una nuotata nell’acqua che, per qualche strano motivo, era limpidissima, come nella foto lassù.

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