Settembre /// uno di trenta

La mattina mi sono svegliata e Toh, è inverno, ho pensato mentre la finestra sbatteva e le tende verdi  si arrotolavano tra di loro. Erano le sei, faceva freddo e fuori improvvisamente era Novembre. Il lenzuolo era tutto raggomitolato in fondo al letto e le bacchette delle xilofono erano finite sotto il cuscino.
Ho mandato un messaggio ad Amedeo per avvertirlo che no, non saremmo andati a raccogliere i fichi d’india e ancora assonnata mi sono riaddormentata sotto un poncho ritirato fuori da un cassetto con calzini e maglioni. Alle dieci il telefono ha iniziato a suonare e l’ho lasciato fare, poi mi è venuto in mente che era il primo settembre e a me i primi piacciono particolarmente così mi sono svegliata tutta in un momento e risposto per un pelo alla chiamata a sorpresa della nonna di Amedeo che con nonchalance e dolcezza nonnesca mi invitava a pranzo da loro, a mangiare pollo e patate.
Aveva smesso di piovere, c’era addirittura il sole e mancavano tre ore a pranzo, avrei avuto tutto il tempo per il caffè in spiaggia ed una nuotata.
Oggi l’orario in libreria da continuato è passato a spezzato, il che da inizio ufficialmente alle mie vacanze, tutti i giorni per le prossime due settimane, fino alle cinque del pomeriggio. Un lusso insomma.
E ora che sono qui tra libri e clienti che continuano a chiedermi se abbiamo libri sugli squali, la frutticoltura o l’ultimo romanzo di Faletti mi rendo conto che nonostante siate tutti lì fuori a godervi il sole sull’isola, a sguazzare e finire il tubetto di crema solare, io sono certa, ma proprio sicurissima che l’autunno è arrivato.