I Polacchi

Hanno quell’effetto per me che potrei paragonare solo al digestivo, dopo cena, ovvero quando è finito l’ultimo pezzetto di fettina panata, la bieta ha lasciato i suoi aloni gialli di olio sui bordi del piatto, quelli al tavolo accanto hanno ordinato un dolce e con il pane la scarpetta l’abbiamo fatta. Mi chiedi se voglio altro. No, va bene così. Un caffè? Ma no, sono le undici. Allora è lì che arrivano i polacchi.

Primo maggio

Le prime parole che ho sentito oggi sono state quelle della signorina nella cabina dell’Atac, all’entrata della metro, mentre mi faceva passare a malavoglia, con il mio abbonamento scaduto in mano. La multa gliela fanno sicuro, mi ha detto con le sopracciglia ad imbuto, cattivissima. Sono salita nel vagone guardandomi intorno e molti avevano l’aria di chi si sta guardando intorno, ma forse mi é sembrato. Certo che io, che ho fatto la pendolare per sei mesi senza biglietto per il Friuli e un’estate di sette anni fa sono salita a Catania e fino a Venezia sono rimasta chiusa in una cabina da sei posti, dopo che mi avevano rubato la borsa con i biglietti e le mozzarelle di bufala, che un giorno aprendo una confezione di biscotti ho vinto un ticket interrail, mi pare si chiami così non ne so molto, ma lavoravo in quel periodo e l’ho sfruttato solo per la tratta Venezia Mestre-Venezia Santa Lucia e viceversa, sono sempre io che due anni fa a Roma ho trovato un abbonamento per terra e anche lì ho viaggiato per quasi tre stagioni in lungo e largo per il Lazio (comprendeva tre fasce mi pare, fino ai Castelli Romani da una parte, fino a Ladispoli dall’altra). Tutte cose casuali, ma a spese di altri penso, di certo non mie. Certo che avrei anche potuto farmi Garbatella-Colosseo tranquilla, questa mattina.

Poi la multa non me l’hanno fatta, comunque. Sono arrivata a lavoro in anticipo, pure. Chissà i controllori che turni fanno oggi.

Tre cose delle quali a nessuno importa nulla e che resteranno qui comunque

Nella traduzione di Serena Vitale del racconto Le notti fiorentine di Matina Ivanovna Cvetaeva, che era una scrittrice e poeta [poetessa] russa, la prima riga della sua nota biografica inizia così: Naque a Mosca il 26 settembre (9 ottobre) 1892. Non si capisce perché, forse per mancanza di fonti. È la terza Marina che non ha una data di nascita sola. Ne conosco un’altra che da decine d’anni scrive 29 giugno (22 novembre). Forse va per omonimia.


P. Qualche sera fa, al telefono, no vabbè era Skype, però telefono fa più intimo, più confidenziale, che era la sera in cui poi mi sono addormentata mentre mi leggeva le poesie di Pavese, mi ha raccontato che quando ha iniziato a parlare francese con i francesi in terra francese, usava parole brevi nei dialoghi, chic, un peu, che gli riuscivano benino e ci si esercitava nella pronuncia, sotto sotto. Poi un giorno ha detto «carino il francese, non male». Sicuramente l’ha detto a qualcuno, perché sotto sotto il francese lo faceva impazzire, nel senso più pettinato. L’ho capito quando in un messaggio, la sera, mi ha chiamata chérie, con tanto di buonanotte e bacio in allegato.


Sono giorni che apro i libri e leggo di uomini [maschi] che svegliandosi si guardano allo specchio in bagno, si scrutano prima e dopo essersi sciacquati la faccia con acqua gelida e, a seconda del personaggio, si avvicinano allo specchio fino ad avere i punti neri e i capelli bianchi in primo piano o si allontanano per osservarsi nel complesso, sbadigliano, con le dita nel naso cercano il senso del loro mattino, confrontano il lato destro con quello sinistro del proprio naso, ma comunque si stupiscono concludendo il tutto con una smorfia a se stessi. Forse sbaglio qualcosa nello scegliere i libri in biblioteca. Io comunque se fossi uomo non so se ce la farei, la smorfia al mattino.

Sul 23, ancora

A pagina 45 A. Arbasino scrive -trascrive- le parole di Gadda.
E Roma? «Ne sono amareggiato, stanco: se potessi me ne andrei subito, se avessi forza, denaro… Ah, il romanesimo…»
(Poche righe più su: «Questi milanesi col loro ‘lavurà’ mi hanno dato una bella mazzata sulla testa»)

[Comunque la pagina 45 fa parte del libro color blu Adelphi, “L’Ingegnere in blu”]

Acqua gassata

Questa mattina quando alle otto sono entrata nella cucina ancora buia mi sono accorta che ho dimenticato di spegnere il pc la notte prima. Sullo schermo, nemmeno in standby, lampeggiava in giallo e rosa una di quelle pubblicità pop up, di quelle che ogni tanto sbuca quando navighi troppo su siti novelli, che pur di sopravvivere accettano di sponsorizzare aziende con grafiche e contenuti discutibilissimi

Anche la mamma di Belen Rodriguez ci tiene molto alla forma fisica e per questo decide di mangiare in maniera molto magra e controllata. Oggi su Instagram ha voluto pubblicare una foto del suo pranzo con un piatto di finocchi accompagnato da una piccola porzione di ricotta. Per condire vediamo anche un barattolino di spezie e il tutto accompagnato da un acqua decisamente gassata che nella storia del cinema è diventata famosa per la scena al casinò nel film di Fantozzi in cui il ragioniere ne beve talmente tanta, per compiacere il suo principale, che alla fine fluttua nella stanza. Come frutta infine Veronica ha pulito delle deliziose fragole di stagione.