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Ottavo giorno di dopolavoro

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Devo proprio dirlo,
con me i venditori ambulanti non attecchiscono. Non ho mai comprato alcun occhiale da sole in spiaggia, mai un bastone per i selfie nelle piazze o dagli Africani con i braccialettini di filo colorato. Soltanto una volta me ne legarono un paio al polso, non volevamo mica, io e l’amica con la quale stavo camminando quel giorno per il centro. Regalo, regalo, ha detto lui tutto roco e contento, fortuna, fortuna, vai, e siamo andate.
Allora oggi che continuo con i miei giorni di sostituta in negozio, è entrato in negozio Salì, che è un’Indiano tanto simpatico. Lo incrocio spesso su Corso Vittorio, mai salutato, perché non è che adesso si salutano tutti quelli che incroci più di tre volte in un mese. Sempre allegro Salì, vende pashmina, sciarpina, guantina.
Praticamente ha scavalcato con una falciata di denti bianchi il mio “no non compro niente”, è entrato in negozio e mi ha venduto una sciarpa, con quella sua allegria. Una sciarpa bianca avorio, poi, mica una a caso! A me che il bianco proprio, no. Bella però, eh.

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