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Vacanze e termini

Una settimana fa, quando sono risalita al nord dopo cinque mesi passati a lavorare sull’isola, ero contenta perché avevo sì voglia di rivedere tutti a casa, ma soprattutto finalmente anch’io avrei potuto dire E poi sono andata in vacanza. Ha un che di affascinante andare da qualche parte che ti devi creare tu stesso, ma forse sembra a me. Insomma, sole, mare (o in alternativa montagna), bottiglie d’acqua, asciugamani che stanno in piedi a fine giornata, infradito e niente calzini, orari indefiniti che diventano per forza definiti per la voglia di fare cose che non si possono fare quando si ha da rispettare orari di lavoro, quindi sto parlando di controsensi. Poi che succede, rispettivamente le ore si accorciano e i tragitti in macchina per arrivare da qualche parte si allungano. Per la prima volta mi sono obbligata a rimanere con la mente nel giorno corrente, una fatica. La prima cosa che ho pensato, entrando a casa, è stata che ora che sono tornata dalle vacanze ho solo bisogno di relax per riprendermi.

Ad ogni modo domani qui inizio un’altra sfilza di post giornalieri, in versione ridotta. Tipo di sette giorni o otto (otto forse è meglio, anche nove però). È che sto avendo dei problemi di concentrazione e non ho ancora capito se questi problemi dipendono da me o se non sono effettivamente dei problemi, non so proprio. La cosa di tornare ad annotare le cose giornalmente, forse, mi potrà aiutare a capirci qualcosa di più, per quando riguarda l’abuso di relax.

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