CONTINENTE

Tacito accordo

Qui ho ripreso a lavorare. In libreria qualcosa è cambiato, un po’ perché ci sono io, di nuovo, e un po’ perché era ora che cambiasse, quel qualcosa. Ecco, ora che le cose non son più cose di una volta, quando i romanzi venivano messi insieme a tutti i romanzi in ordine alfabetico, per esempio, visto che finalmente ce ne sono diversi tipi tra rosa, storici, classici, contemporanei, d’autore locale e via dicendo, adesso quei romanzi ci tocca sistemarli ciascuno sul proprio ripiano e occupano almeno sei metri lineari. Per parete. In ordine alfabetico per ripiano. Peró una volta, quando erano pochi pochetti, c’era un tacito accordo in libreria: li potevamo spostare o mescolare tra di loro, purché rimanessero pur sempre sullo stesso scaffale. Adesso invece, che le cose sono cambiate e ci forniscono un sacco di libri in più, abbiamo anche un sacco di lavoro in più, un sacco di polvere in più da togliere, ma i romanzi tornano puntualmente alla rinfusa a fine giornata, dopo aver passato tutto il pomeriggio a sistemare i nuovi carichi. A me questa cosa non piace molto devo dire, perché è una cosa questa, un’abitudine che spero si tolgano di dosso, ma non loro che ci lavorano dentro con me. I clienti, intendo.

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